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Coronavirus – le misure da adottare in azienda

13/03/2020

L’emergenza COVID-19 impone a tutte le aziende di affrontare delle importanti sfide organizzative, specie alla luce del recente provvedimento di estensione a tutto il territorio italiano delle disposizioni volte al contenimento del contagio. 
Pertanto, il legislatore ha predisposto alcune misure urgenti per i datori di lavoro e i dipendenti, che riportiamo sinteticamente di seguito.
Per ulteriori chiarimenti ed aggiornamenti sulla gestione dell’emergenza Coronavirus, il nostro Studio offre la propria assistenza e consulenza in materia di diritto del lavoro.

Tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

Le aziende dovranno accertarsi che il Documento di Valutazione dei rischi sia adeguato al nuovo scenario, aggiornandolo e modificandolo a seconda della situazione aziendale. 
In questo contesto, occorrerà adottare nuove misure idonee a ridurre l’esposizione al rischio biologico e, dal punto di vista formale, aggiornare il Documento di Valutazione dei rischi. 
Inoltre, sarà opportuno pianificare gli interventi di concerto con il medico aziendale e con il Responsabile del servizio Prevenzione e Protezione. 
In aggiunta, è consigliabile operare aggiornamenti sui temi di salute e sicurezza previsti dal D.lgs. n. 81/2008 in modalità e-learning, secondo quanto disposto dagli Accordi Stato Regioni in vigore (Accordo del 2011 sulla formazione e aggiornamento dei lavoratori, e Accordo del 2016 che prevede all'allegato II le regole per le piattaforme e-Learning).
Più in generale, trattandosi di una questione di salute pubblica, il datore di lavoro deve collaborare con le istituzioni competenti facendone rispettare i provvedimenti al fine di favorire il contenimento della diffusione. In questo contesto, il datore di lavoro dovrà provvedere, ad esempio, a:
•    diffondere delle informazioni fornite dalle istituzioni;
•    favorire la modalità di lavoro a distanza (c.d. lavoro agile, o “smart working”);
•    evitare incontri collettivi in situazioni di affollamento in ambienti chiusi.

Il lavoro agile semplificato
Per quanto riguarda l’esecuzione del rapporto di lavoro, l’art. 3 del Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri del 23 febbraio 2020 ha previsto che le aziende potranno applicare ad ogni dipendente la modalità del lavoro “agile” per la durata dello stato di emergenza (sei mesi decorrenti dalla deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020).
In tal caso, il datore di lavoro non dovrà stipulare l’accordo per iscritto, ma sarà comunque tenuto a rispettare le disposizioni degli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (orario di lavoro, diritto alla disconnessione, utilizzo degli strumenti telematici, esercizio del potere organizzativo e di controllo, ecc.).
Lo smart working potrà dunque essere attivato mediante tale procedura semplificata, trasmettendo informativa sulla sicurezza del lavoro (prevista dall’art. 22 della legge 81/2017) mediante semplice e-mail al dipendente, utilizzando la documentazione disponibile sul sito INAIL.
Inoltre, le aziende dovranno effettuare in via telematica e in forma semplificata (con una semplice autocertificazione), la comunicazione ai servizi competenti per l’attivazione del lavoro “agile”. Tale comunicazione non è obbligatoria nel caso di semplice estensione di un accordo di smart working già esistente.
Infine, sembra doversi escludere che il dipendente possa decidere autonomamente di adottare il lavoro “agile”, trattandosi di una modalità di svolgimento del rapporto che, venuta meno la necessità di accordo, resta una prerogativa del datore di lavoro.

Privacy dei dipendenti, no a raccolta dati "fai da te"
I datori di lavoro non potranno raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa.
L’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile.
Resta fermo l’obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
A tal proposito, la normativa d’urgenza prevede che chiunque negli ultimi 14 gg abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, debba comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale, anche per il tramite del medico di base, che provvederà agli accertamenti previsti come, ad esempio, l’isolamento fiduciario.
Il datore di lavoro può, dal canto suo, invitare i propri dipendenti a segnalare di provenire da un’area a rischio, agevolando le modalità di inoltro di tali comunicazioni, anche  predisponendo canali dedicati; permangono altresì i compiti del datore di lavoro relativi alla necessità di comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio “biologico” derivante dal Coronavirus per la salute sul posto di lavoro e gli altri adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente, come, ad esempio, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti.
Nel caso in cui, nel corso dell’attività lavorativa, il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico (es. uffici relazioni con il pubblico, prestazioni allo sportello) venga in relazione con un caso sospetto di Coronavirus, lo stesso, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.
Pertanto, il Garante della Privacy invita tutti i titolari del trattamento ad astenersi dall’effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti.

Sostegno alle imprese in difficoltà 
Il Decreto-legge n. 9 del 2020 ha previsto alcune misure a sostegno delle imprese che a causa del ridotto volume d’affari, siano costrette a ricorrere a strumenti di integrazione salariale a causa di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.
Benché sia stato originariamente predisposto in favore delle aziende aventi sede nei Comuni della c.d. zona rossa, il Governo ha annunciato che predisporrà nuovi interventi in materia, aventi come destinatari le imprese su tutto il territorio nazionale.
In particolare, tale Decreto dispone:
-    accesso alla Cassa Integrazione Guadagni in deroga per un periodo massimo di tre mesi;
-    accesso al Fondo di Integrazione Salariale – FIS per un periodo massimo di tre mesi;
-    possibilità di sospensione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le imprese che vi avessero fatto ricorso prima dell'emergenza sanitaria e sostituzione con Cassa Integrazione Ordinaria per un periodo in ogni caso non superiore a tre mesi;
-    accesso alla Cassa Integrazione Salariale in deroga per i datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo, che non possano beneficiare dei vigenti strumenti di sostegno al reddito, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di tre mesi;
-    indennità di 500 euro al mese, per un massimo di tre mesi, per i lavoratori che svolgono l'attività lavorativa in regime di collaborazione coordinata e continuativa, per gli agenti commerciali, per i professionisti e per i lavoratori autonomi parametrata alla effettiva durata della sospensione dell'attività
 

Autori

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Fabrizio Spagnolo
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Federico Pisani
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Gian Marco Lettieri
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