Home / Pubblicazioni / Misure per sostegno in ambito bancario e finanziario...

Misure per sostegno in ambito bancario e finanziario nel decreto Coronavirus

27/03/2020

Il decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 (di seguito, il “Decreto”) costituisce oramai un provvedimento ben noto anche al pubblico dei non addetti ai lavori, posto che di fatto esso mira all’adozione di misure interessanti quasi tutti i settori del tessuto economico nazionale nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Si tratta di un provvedimento le cui misure determinano un aumento dell’indebitamento netto nazionale di circa 20 miliardi di euro nel 20201 (pari all’1,1 per cento del PIL) e le cui risorse impiegate ammontano a circa 7 miliardi (6,2 per maggiori spese e 0,9 in termini di minori entrate) per quanto riguarda il sostegno alle imprese, con lo scopo prevalente di assicurare liquidità alle stesse ed evitare restrizioni al credito.

Oltre a misure prettamente fiscali, i principali interventi riguardano la sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti revocabili o in scadenza nei prossimi mesi e il rafforzamento e ampliamento dei sistemi pubblici di garanzia dei prestiti alle imprese, nonché l’introduzione di un incentivo alla cessione a terzi di crediti deteriorati, dato dalla possibilità di trasformare in crediti d’imposta una quota di attività per imposte anticipate (deferred tax assets, DTA) per un ammontare proporzionale al valore dei crediti deteriorati ceduti.

Nel prosieguo saranno esaminate le principali misure di sostegno alle imprese previste nel Decreto, anche alla luce della memoria predisposta dalla Banca d’Italia con le osservazioni sul testo che dovrà ora essere convertito in legge e le cui misure, al pari dell’entità dell’impegno finanziario, sono state ritenute a Palazzo Koch “adeguate alla fase attuale di sviluppo dell’epidemia”, anche in vista degli ulteriori provvedimenti che il Governo ha già promesso di adottare e in considerazione del riconoscimento, da parte delle istituzioni europee, della sussistenza delle condizioni per l’attivazione della general escape clause del Patto di stabilità e crescita, che consente deviazioni dal percorso di rientro verso l’obiettivo di bilancio di medio termine.

  1. Fondo Centrale di Garanzia per le PMI

Il Decreto modifica, all’art. 49, le norme regolanti il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, allo scopo di fornire – a titolo gratuito - una parziale assicurazione ai crediti concessi dagli istituti di credito, per la durata di 9 mesi.
Per far fronte al prevedibile aumento dell’operatività del Fondo, si stanziano 1,5 miliardi di euro per il 2020.

L’importo massimo garantito per singola impresa viene elevato a 5 milioni di euro; per gli interventi di garanzia diretta, la percentuale di copertura è pari all’80%, e per gli interventi di riassicurazione la percentuale di copertura è pari al 90% dell'ammontare di ciascuna operazione di finanziamento ammessa al Fondo, per un importo massimo garantito di 1.500.000 euro per singola operazione.


Sono ammissibili alla garanzia del Fondo anche operazioni di rinegoziazione del debito del soggetto beneficiario, purché il finanziatore conceda nuova finanza per almeno il 10% del debito residuo del finanziamento oggetto di rinegoziazione. 


Viene anche previsto che nel caso di operazioni ammesse alla garanzia del Fondo, la durata di tale garanzia sia estesa automaticamente qualora sia concessa una moratoria o sospensione dei pagamenti da parte delle banche o intermediari finanziari a causa del COVID-19.


Per operazioni di investimento immobiliare nei settori turistico – alberghiero e delle attività immobiliari, con durata minima di 10 anni e di importo superiore a euro 500.000, la garanzia del Fondo può essere cumulata con altre forme di garanzia acquisite sui finanziamenti.



Per le garanzie su specifici portafogli di finanziamenti dedicati a imprese danneggiate dall’emergenza Covid-19 (o appartenenti, per almeno il 60%, a specifici settori/filiere colpiti dall’epidemia), la quota della tranche junior coperta dal Fondo può essere elevata del 50%, ulteriormente incrementabile del 20% in caso di intervento di ulteriori garanti (regioni, Cassa Depositi e Prestiti, Confidi). 



Viene poi escluso poi il modulo “andamentale” ai fini della valutazione per l’accesso al Fondo che verrebbe, quindi condotta esclusivamente sul modulo economico-finanziario, consentendo così di ammettere alla garanzia anche imprese che registrano tensioni col sistema finanziario, sebbene siano in ogni caso escluse dalla garanzia le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili”.

Infine, sono ammissibili alla garanzia del Fondo (gratuita e senza valutazione), con copertura all’80% in garanzia diretta e al 90% in riassicurazione, anche i nuovi finanziamenti a breve termine concessi fino al limite di 3.000 euro a persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19 come da dichiarazione autocertificata.

La Banca d’Italia ha giustamente osservato che tra le modifiche auspicabili al Decreto vi è l’innalzamento della quota massima di copertura all’80 per cento per tutte le tipologie di finanziamento, posto che la quota, come sin qui descritto, oscilla ora tra il 40 e il 60 per cento per i prestiti a breve termine, sui quali è verosimile che si concentri, nel breve futuro, la richiesta di nuovo credito a causa dell’emergenza attuale.

Inoltre, sempre secondo Bankitalia, la menzionata dotazione aggiuntiva del Fondo di 1,5 miliardi di euro appare rilevante in quanto, aggiunta alle risorse già esistenti per il Fondo, consentirebbe di garantire nel 2020 un potenziale di circa 60 miliardi di nuovi prestiti (nel 2019 fu di 47 miliardi). Tuttavia, da un lato la contrazione economica potrebbe ridurre la domanda di finanziamenti aggiuntivi, dall’altro lato i prestiti già contratti dalle PMI e in scadenza entro la fine dell’anno ammontano a circa 42 miliardi, ed è verosimile aspettarsi che soltanto per una parte di essi le imprese chiederanno il rinnovo, senza quindi intaccare il “plafond” all’uopo stanziato per il Fondo.

  1. Fondo permanente presso il MEF per l’erogazione di prestiti bancari

L’art. 57 del Decreto istituisce anche presso il MEF un fondo permanente mirato a favorire l’erogazione di prestiti bancari, con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti (CDP).

Più precisamente, le esposizioni assunte (anche sotto forma di garanzia) da CDP in favore delle banche finanziatrici di imprese colpite da riduzione del fatturato a causa del Covid-19 e che per dimensione o per l’appartenenza a specifici settori non possono accedere al Fondo centrale per le PMI, possono essere assistite dalla garanzia dello Stato concessa, a prima domanda, fino ad un massimo dell’80% dell’esposizione assunta.

L’operatività di tale fondo sarà dettagliata con un decreto attuativo, e attualmente la dotazione iniziale per il 2020 viene quantificata in 500 milioni di euro.

Al riguardo la Banca d’Italia ha giustamente osservato che “la misura è indirizzata ad aziende che hanno subito gli effetti negativi della crisi epidemiologica, ma destina un ammontare rilevante di risorse pubbliche ad aziende che presentano, in media, condizioni finanziarie e capacità di accesso a nuovi finanziamenti migliori rispetto al resto del sistema produttivo”.

  1. Sostegno finanziario alle PMI - proroga delle scadenze di mutui e finanziamenti

L’art. 56 introduce poi misure di sostegno finanziario per micro, piccole e medie imprese, riconoscendo formalmente l’epidemia da COVID-19 come un evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia, cosicché tali imprese, in relazione alle esposizioni (che non siano classificate come esposizioni creditizie deteriorate) nei confronti di banche e intermediari finanziari, beneficiano delle seguenti misure:

  1. per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti al 29 febbraio 2020, gli importi accordati (utilizzati o meno) non possono essere revocati fino al 30 settembre 2020;
  2. per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020, i contratti sono prorogati alle medesime condizioni fino al 30 settembre 2020; 


  3. per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020 e il piano di rimborso è dilazionato secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti.


Tale moratoria costituisce, anche a parere di Banca d’Italia, la misura di sostegno alle imprese più efficace tra quelle introdotte dal Decreto, posto che in situazioni di incertezza sulla recessione, gli intermediari non solo tendono ad adottare criteri più restrittivi nella concessione di nuovi prestiti, ma rivedono anche le condizioni contrattuali di quelli concessi in passato, ad esempio abbreviandone le scadenze o riducendone l’importo e tale rischio viene affrontato con misure di senso contrario introdotte dal Decreto. Del resto, Bankitalia ritiene più che verosimile che le tensioni finanziarie delle imprese possano in questa fase derivare soprattutto dalla revisione contrattuale dei prestiti già in essere, dato che la domanda di nuovi finanziamenti risulterà inevitabilmente condizionata dal calo dei volumi produttivi.

 

La richiesta di beneficiare delle misure di cui si discute è corredata della dichiarazione con la quale l’impresa autocertifica di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19. Peraltro, la necessità di autocertificazione, richiesta anche per l’accesso ad alcune delle misure contemplate dal già descritto articolo 49, apre a possibili abusi sanzionabili anche penalmente da parte di imprese che dovessero dichiarare il falso.


A tal riguardo va considerato che la qualificazione delle imprese quali PMI presuppone il rispetto di alcuni requisiti. Tuttavia, anche ai sensi della Raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003, vi sono casi in cui tali requisiti vanno riferiti non solo all’impresa in questione ma anche alle società controllanti. Occorre quindi verificare la ricorrenza dei suddetti requisiti per evitare di incorrere in responsabilità civile e penali.

A tale riguardo si segnala che la Banca d’Italia ha escluso qualsiasi obbligo delle banche di verificare la veridicità delle autocertificazioni ricevute a corredo delle richieste di moratoria.

Le predette operazioni, su richiesta del soggetto finanziatore, sono ammesse alla garanzia (sussidiaria e gratuita) di un’apposita sezione speciale del Fondo di garanzia statale che, sulla base di una dotazione di 1,73 miliardi di euro, le garantisce fino al 33%.
L’escussione della garanzia può essere richiesta dagli intermediari sempre che siano state avviate, nei diciotto mesi successivi al termine delle misure di sostegno, le procedure esecutive per il recupero del credito di cui alle specifiche operazioni.

Analizzando le misure dell’art. 56 dal punto di vista delle banche, vi è da dire che non vengono contemplate perdite economiche quale conseguenza della moratoria, attraverso un meccanismo di ridistribuzione dei pagamenti (che ha l’unico effetto di mitigare, per l’impresa beneficiaria, situazioni di tensione di liquidità).

Anche dal punto di vista della normativa sui crediti deteriorati, e in prospettiva anche nel quadro del nuovo regime di individuazione del default (che entra in vigore dal 1° gennaio 2021 e che la gran parte delle banche “significative” ha già adottato in via anticipata su impulso della BCE), moratorie con questa caratteristica – sia quando previste ex lege sia quando concordate su base volontaria – non determinano una automatica riclassificazione del credito da performing a deteriorato (tale ultima classificazione non consentirebbe l’accesso alle moratorie).

Bankitalia ha stato precisato che la moratoria non dovrebbe determinare automaticamente e di per sé l’incremento significativo del rischio di credito che impone una riclassificazione.

Tale orientamento è stato confermato anche dall’Autorità Bancaria Europea – EBA, che ha sottolineato come moratorie generiche previste a iniziative normative e rivolte a tutti i debitori non comportano l’automatica riclassificazione del credito in deteriorato, forborne o UTP.

Infine, la descritta previsione in tema di garanzia pubblica (non a prima richiesta e che, quindi, non comporta una riduzione degli assorbimenti patrimoniali delle banche) a copertura parziale delle esposizioni, attivabile all’insolvenza del debitore, attenua gli effetti di un possibile peggioramento nella qualità del credito al termine del periodo di moratoria sui bilanci bancari. Tale garanzia consentirebbe altresì di abbattere le perdite delle banche sui prestiti deteriorati alle imprese, in media, dal 70 al 37 per cento.

  1. Meccanismi per credito d’imposta

Infine, l’art. 55 prevede che qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2020, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti (si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto),
potrà trasformare in credito d’imposta le attività per imposte anticipate (DTA) riferite ad alcune componenti (tra cui le perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile).


La trasformazione in credito d’imposta (anche di attività non iscritte a bilancio), si perfeziona alla data di efficacia della cessione dei crediti. Si consente in tal modo di anticipare la fruizione delle minori imposte corrispondenti a tali DTA, di cui altrimenti le imprese avrebbero usufruito in anni successivi, determinando nell’immediato una riduzione del fabbisogno di liquidità connesso con il versamento di imposte.

A tal fine i componenti possono essere considerati per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti, che possono essere considerati per un valore nominale massimo pari a 2 miliardi di euro, determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 dalle società tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell'articolo 2359 c.c. e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.


Tra i vari benefici fiscali sottesi all’operazione, i crediti d’imposta derivanti dalla trasformazione non sono produttivi di interessi e possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione, ovvero possono essere ceduti o chiesti a rimborso.


Le menzionate previsioni non sono usufruibili dalle società per le quali sia stato accertato lo stato di dissesto o il rischio di dissesto, ovvero lo stato di insolvenza e in ogni caso non si applicano alle cessioni di crediti tra società che sono tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell'articolo 2359 c.c. e alle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.

Per ulteriori approfondimenti, anche sulle altre misure fiscali, si veda la nostra newsletter Le misure fiscali del Decreto CURA ITALIA

Autori

La foto di Paolo Bonolis
Paolo Bonolis
Partner
Roma
Gianfabio Florio
Gianfabio Florio
Senior Associate
Roma