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Legge di Stabilità 2014: le principali novità fiscali per le imprese

20/01/2014

Premessa

Con la legge di stabilità 2014 (Legge 27.12.2013 n. 147, entrata in vigore il 1° gennaio 2014) sono state introdotte numerose novità in campo fiscale, nonché in materia di lavoro e previdenza.

La presente newsletter intende fornire una prima informativa in merito alle novità fiscali di maggiore interesse per la generalità delle imprese.

Ove non diversamente specificato, i richiami normativi saranno da intendersi riferiti alla legge di stabilità, che si compone di un solo articolo suddiviso in 749 commi.

1. Potenziamento dei benefici ACE (Aiuto alla Crescita Economica) (art. 1, commi 137 – 138)

E’ incrementata la misura dell’aliquota per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio (già fissata al 3% per il periodo in corso al 31 dicembre 2013) secondo le seguenti misure:

  • 4% per il periodo di imposta in corso al 31.12.2014;
  • 4,5% per il periodo di imposta in corso al 31.12.2015;
  • 4,75% per il periodo di imposta in corso al 31.12.2016.

A partire dal periodo di imposta in corso al 31.12.2017 la misura dell’aliquota sarà fissata con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze da emanare entro il 31 gennaio di ogni anno, tenendo conto dei rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici, aumentabili di ulteriori tre punti percentuali a titolo di compensazione del maggior rischio.

I soggetti che beneficiano della deduzione ACE determinano l’acconto delle imposte sui redditi dovute per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e al 31 dicembre 2015 utilizzando l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del capitale proprio relativa al periodo d’imposta precedente.

2. La rivalutazione dei beni d’impresa (art. 1, commi 140 – 146)

Ambito soggettivo
Possono beneficiare delle norme in commento le società di capitali e gli enti commerciali residenti che adottano, per la redazione del bilancio, i principi contabili nazionali. Inoltre, per il richiamo all’art. 15 della legge n. 342/2000, la rivalutazione è estesa alle società di persone commerciali, alle imprese individuali, agli enti non commerciali residenti e ai soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia.

Ambito oggettivo
Possono essere rivalutati:

  • i beni materiali e immateriali, con esclusione di quelli alla cui produzione e scambio è diretta l’attività dell’impresa (c.d. “beni merce”);
  • le partecipazioni in società controllate o collegate iscritte tra le immobilizzazioni.

Sono rivalutabili unicamente i beni e le partecipazioni risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2012.

Bilancio di rivalutazione
La rivalutazione deve essere effettuata nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2012, per il quale il termine di approvazione scade successivamente alla data di entrata in vigore della legge di stabilità (1° gennaio 2014).

Per le imprese con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, la rivalutazione deve essere pertanto eseguita nel bilancio al 31.12.2013.

La rivalutazione deve riguardare necessariamente tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa. L’individuazione delle categorie omogenee avviene nel bilancio di rivalutazione, fermo restando il requisito del possesso nel bilancio di riferimento (ossia quello in corso al 31.12.2012).

Imposta sostitutiva
Sul maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione è dovuta un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’IRAP e di eventuali addizionali nella misura:

  • del 16% per i beni ammortizzabili;
  • del 12% per i beni non ammortizzabili.

L’imposta è versata in tre rate annuali di pari importo, senza interessi: la prima con scadenza entro il termine per il versamento a saldo delle imposte dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita (periodo d’imposta 2013 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare) e le successive entro i termini per i versamenti a saldo delle imposte sui redditi dei periodi successivi.

Riconoscimento fiscale dei maggiori valori
I maggiori valori iscritti in bilancio si considerano fiscalmente riconosciuti a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita. Pertanto, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il riconoscimento fiscale opera con effetto dall’esercizio 2016.

Ai fini della determinazione delle plusvalenze e delle minusvalenze, gli effetti fiscali decorrono invece dal quarto esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita.

Affrancamento del saldo attivo di rivalutazione
La riserva di patrimonio netto costituita in contropartita della rivalutazione (c.d. saldo attivo di rivalutazione) rappresenta, ai fini fiscali, una riserva in sospensione d’imposta.

È prevista la possibilità di affrancare il saldo attivo di rivalutazione mediante il versamento di un’ulteriore imposta sostitutiva del 10%. In questo modo la riserva può essere distribuita ai soci senza ulteriori oneri per la società (ferma restando l’imposizione sui soci).

Modalità e termini di versamento dell’imposta dovuta per l’affrancamento sono i medesimi previsti per l’imposta sostitutiva.

3. Deducibilità delle perdite su crediti in applicazione dei principi contabili (art. 1, commi 160 lett. b) e 161)

Sono state ampliate le ipotesi di deducibilità fiscale delle perdite su crediti previste dall’art.101, comma 5, del TUIR. In particolare l’ultimo periodo del predetto comma 5 è stato sostituito con il seguente: “Gli elementi certi e precisi sussistono inoltre in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio operata in applicazione dei principi contabili”.

Scompare dalla norma, quindi, il riferimento ai soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali, i quali, secondo la precedente formulazione, erano gli unici a poter beneficiare della deduzione in dipendenza di “eventi estintivi” riconosciuti come tali dal principio contabile internazionale di riferimento (IAS 39).

Ne consegue che, in presenza di eventi realizzativi che determinino la cancellazione del credito dal bilancio in applicazione dei principi contabili adottati, indipendentemente dal fatto che essi siano quelli nazionali o quelli internazionali, sarà possibile dedurre la perdita senza dover ulteriormente dimostrare la presenza di elementi certi e precisi.

Per effetto della modifica in commento, seppure siano auspicabili conferme e chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, si ritiene che, in via di principio, siano diventate deducibili le perdite su crediti derivanti da eventi realizzativi quali:

  • cessione pro soluto del credito;
  • transazione con il debitore;
  • rinuncia al credito.

Ovviamente si tratta di ipotesi che dovranno essere valutate caso per caso.

In particolare la deduzione risulterà contestabile in caso di errata applicazione dei principi contabili di riferimento; inoltre la relazione illustrativa al provvedimento di legge ha confermato che l’Amministrazione Finanziaria mantiene il potere di sindacare l’inerenza della perdita laddove questa derivi da un’operazione antieconomica che dissimuli un atto di liberalità nonché quello di disconoscere la perdita laddove l’operazione si presti ad essere considerate elusiva ai sensi dell’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973.

Per le modifiche ai criteri di deducibilità delle rettifiche di valore e delle perdite su crediti valevoli per banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazione, si rinvia al paragrafo successivo.

Decorrenza
La disposizione in esame si applica dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 (anno 2013 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare).

4. Rettifiche di valore su crediti per banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazione (art. 1, commi 160 – 161)

Sono apportate sostanziali modifiche al regime di deducibilità delle svalutazioni e delle perdite su crediti per le banche, gli intermediari finanziari di cui al D. Lgs. n. 87/1992 e le imprese di assicurazione. In particolare è riformulato l’art. 106 del TUIR.

Svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela
Secondo la nuova previsione, le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio a tale titolo sono deducibili in quote costanti nell’esercizio in cui sono contabilizzate e nei quattro successivi. Le svalutazioni e le perdite deducibili in quinti si assumono al netto delle rivalutazioni dei crediti risultanti in bilancio. Per le imprese di assicurazione il riferimento alla clientela deve intendersi ai soggetti assicurati.

Perdite su crediti realizzate mediante cessione a titolo oneroso
In deroga alla regola sopra richiamata, le perdite su crediti realizzate mediante cessione a titolo oneroso sono invece deducibili integralmente nell’esercizio in cui sono rilevate in bilancio.

Decorrenza
Le novità in commento trovano applicazione a partire dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013, restando impregiudicate le rettifiche operate nei periodi di imposta precedenti in base al previgente regime.

5. Riserva sinistri relativa ai rami danni per le imprese di assicurazione (art. 1, commi 160 lett. d) – 161)

E’ modificato il regime di deducibilità della variazione della riserva sinistri relativa al ramo danni iscritta nel conto economico delle imprese di assicurazione.

Secondo le nuove regole:

  • la componente di breve periodo, pari al 25% della variazione della riserva sinistri, è interamente deducibile nell’esercizio (in coerenza con la previgente normativa);
  • la componente di lungo periodo, pari al residuo 75% della variazione della riserva sinistri, è deducibile in quote costanti nell’esercizio in cui è iscritta in bilancio e nei quattro successivi (la previgente normativa disponeva invece che la componente di lungo periodo fosse deducibile per il 30% nell’esercizio e per l’eccedenza nei diciotto esercizi successivi).

Decorrenza
Le novità in commento trovano applicazione a partire dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013. Resta ferma l’applicazione delle previgenti disposizioni fiscali alle variazioni della riserva sinistri iscritte in bilancio nei periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2013.

6. Deducibilità dei canoni di locazione finanziaria (art. 1, commi 162-163)

Nuova “durata minima fiscale” dei contratti di locazione finanziaria
La legge di stabilità è intervenuta sugli artt. 54 e 102 del TUIR riducendo, rispettivamente per i professionisti e per le imprese, la “durata minima fiscale” dei contratti di leasing ai fini della deduzione dei relativi canoni. In virtù della modifica normativa, le nuove regole stabilite per le imprese sono le seguenti:

  • per i beni mobili la durata minima su cui ripartire la deduzione dei canoni passa dai 2/3 del periodo di ammortamento determinato in base ai coefficienti ministeriali a 1/2 di detto periodo;
  • per i beni immobili si passa dai 2/3 del periodo di ammortamento “tabellare” (con un minimo di 11 anni e un massimo di 18 anni), ad un periodo fisso di 12 anni.

Tali periodi di durata minima, così come già previsto prima della modifica, valgono a prescindere dalla durata del contratto.

Quota interessi
La modifica non interviene sul regime di deducibilità della quota interessi compresa nel canone. E’ rimasto invariato, infatti, l’inciso riportato nell’ultimo periodo del comma 7 dell’art. 102 TUIR, secondo cui “la quota interessi desunta dal contratto è soggetta alle regole dell’art. 96 del TUIR”.

In proposito l’Agenzia delle Entrate ha recentemente precisato che “i soggetti che non redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali possono continuare a far riferimento al criterio di individuazione forfettaria degli interessi impliciti dettato dall’articolo 1 del decreto ministeriale 24 aprile 1998. In tal caso, la quota di interessi compresa nel canone va calcolata ripartendo in modo lineare l’ammontare complessivo degli interessi impliciti desunti dal contratto per la durata del leasing.

A tal ultimo riguardo si precisa che, per determinare la quota di interessi passivi impliciti, occorre far riferimento alla durata fiscale e non all’eventuale diversa durata contrattuale.

Come già evidenziato in precedenza, resta ferma la necessità di assoggettare la quota interessi alle ordinarie regole di deducibilità previste dall’articolo 96 del TUIR” (cfr. Circolare Agenzia Entrate 29.05.2013, n. 17/E).

Decorrenza
Le modifiche trovano applicazione per i contratti stipulati a decorrere dall’entrata in vigore della legge di stabilità, ossia dal 1° gennaio 2014. Per i contratti stipulati prima di tale data, rimangono applicabili le precedenti regole di durata minima fiscale fino alla conclusione degli stessi.

7. Rilevanza ai fini IRAP delle disposizioni in materia di transfer pricing (art. 1, commi 281 – 284)

La legge di stabilità interviene su una questione, a lungo dibattuta, sorta a seguito delle modifiche apportate dalla L. n. 244/2007 (c.d. Finanziaria 2008) che ha introdotto, a decorrere dal 2008, il principio della derivazione della base imponibile IRAP dalle risultanze del bilancio d’esercizio. In virtù di tale “derivazione”, infatti, era opinione diffusa tra gli operatori che le rettifiche operate in applicazione della disciplina del transfer pricing non avessero effetti sull’IRAP, essendo queste dettate espressamente e unicamente ai fini IRES dall’art. 110, comma 7, TUIR. Il comma 281 della legge dirime la questione e stabilisce che la predetta disciplina in materia di prezzi di trasferimento è applicabile alla determinazione del valore della produzione netta ai fini IRAP anche per i periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 20071 .

Inapplicabilità delle sanzioni
Nel caso in cui, in applicazione della suddetta disciplina in tema di transfer pricing, venga rettificato il valore della produzione netta, è prevista espressamente la non applicabilità della sanzione per infedele dichiarazione di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 471/1997. Tuttavia la non applicazione della sanzione è limitata ai periodi d’imposta successivi a quello in corso alla data del 31 dicembre 2007 e si estende fino al periodo d’imposta per il quale, al 1° gennaio 2014 (data di entrata in vigore della legge di stabilità), siano decorsi i termini per la presentazione della relativa dichiarazione. Pertanto, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, l’ultima annualità per la quale è prevista la non applicazione delle sanzioni è il 2012.

8. Deduzione IRAP per incremento occupazionale (art. 1, comma 132)

La norma in esame è intervenuta modificando l’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997. È stata quindi introdotta a regime una nuova deduzione ai fini IRAP per i soggetti che incrementano il numero dei dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. L’incremento è calcolato rispetto al numero dei lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d’imposta precedente.

Ambito soggettivo
Possono beneficiare della nuova deduzione i soggetti passivi IRAP di cui all’art. 3 del D.Lgs. 446/1997 (con alcune esclusioni per soggetti particolari quali, ad esempio, le Amministrazioni Pubbliche e le Amministrazioni della Camera e del Senato). In particolare, tra i soggetti destinatari della disposizione in esame, rientrano le società di capitali, gli enti commerciali, gli enti non commerciali (con riferimento al personale impiegato nell’attività commerciale), le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice, le società semplici e le persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomo.

Ammontare della deduzione
Può essere dedotto, nel periodo d’imposta in cui è avvenuta l’assunzione e nei due periodi successivi, il costo relativo ai nuovi dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato per un importo annuale non superiore a 15.000 euro per ciascun nuovo dipendente assunto. La deduzione complessiva non può comunque eccedere l’incremento complessivo del costo del lavoro classificabile nelle voci b.9 e b.14 del conto economico.

Cause di decadenza
Il diritto alla fruizione della deduzione decade nei seguenti casi:

  • se nei periodi d’imposta successivi a quello dell’assunzione il numero dei dipendenti risulta inferiore a quello esistente nel periodo in cui è avvenuta l’assunzione stessa;
  • se termina il rapporto di lavoro del dipendente “agevolato”.

In tale ultima ipotesi la decadenza opera limitatamente al singolo rapporto di lavoro che viene meno.

Disposizioni antielusive
L’incremento della base occupazionale deve essere considerato al netto delle diminuzioni occupazionali verificatesi in società controllate o collegate, ai sensi dell’art. 2359 c.c., o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto. In caso di imprese neo-costituite, la deduzione non spetta qualora l’incremento occupazionale derivi dallo svolgimento di attività che assorbono, anche solo in parte, attività di imprese preesistenti.

Cumulabilità
La deduzione in esame è cumulabile con le altre deduzioni previste dal medesimo art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997. L’ammontare complessivo deducibile per ogni dipendente non può eccedere il limite massimo rappresentato dalla retribuzione e dagli altri oneri e spese a carico del datore di lavoro.

Decorrenza
Si potrà beneficiare della nuova deduzione dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014. Quindi, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il primo periodo d’imposta di applicazione del beneficio sarà il 2014 ove si verifichi un incremento occupazionale rispetto al 2013.

9. La trasformazione delle imposte anticipate in crediti d’imposta (art. 1, commi 167 – 171)

È stata modificata, con applicazione dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013, la normativa contenuta nell’art. 2, commi 55 e seguenti in materia di trasformazione delle imposte anticipate (“DTA”) in crediti d’imposta. In particolare, la legge di stabilità ha ampliato le componenti rilevanti ai fini della trasformazione nonché esteso la normativa alle DTA iscritte in bilancio ai fini IRAP.

La Circ. n. 37/E del 28 settembre 2012 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari vigilati, la trasformazione delle DTA in credito d’imposta operi ex se al verificarsi delle fattispecie astratte descritte nella norma. La medesima norma assume invece natura meramente agevolativa nei confronti di tutti gli altri soggetti, per i quali la trasformazione delle DTA in credito d’imposta può essere attivata in via facoltativa.

A seguito delle modifiche introdotte dalla legge di stabilità, le ipotesi di trasformazione in crediti d’imposta delle DTA iscritte in bilancio possono classificarsi in quattro categorie:

Perdita civilistica
Qualora nel bilancio venga rilevata una perdita d’esercizio, sono trasformate in crediti d’imposta le DTA relative:

(i) alle svalutazioni e perdite su crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile ai sensi dell’art. 106, comma 3, del TUIR,

(ii) alle rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti non ancora dedotte dalla base imponibile IRAP ai sensi degli artt. 6, comma 1, lettera c-bis), e 7, comma 1, lettera b-bis), del D.Lgs. n. 446/1997,

(iii) al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, i cui componenti negativi sono deducibili in più periodi d’imposta ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

La trasformazione in crediti d’imposta per l’ipotesi di perdita civilistica decorre dalla data di approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci o dei diversi organi competenti per legge, ed opera per un importo pari al prodotto tra (a) la perdita d’esercizio e (b) il rapporto fra le attività per imposte anticipate sopra indicate e la somma del capitale sociale e delle riserve.

È inoltre previsto che, con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data di approvazione del bilancio, non sono deducibili i componenti negativi corrispondenti alle DTA trasformate in credito d’imposta.

Perdita fiscale
Ai fini IRES, è interamente trasformata in credito d’imposta la quota di DTA iscritta in bilancio, relativa a perdite fiscali di cui all’art. 84 del TUIR, derivanti dalla deduzione dei componenti negativi di reddito di cui al paragrafo precedente.

La trasformazione decorre dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui viene rilevata la perdita fiscale.

La perdita con riferimento alla quale è operata la trasformazione in credito d’imposta è computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per un ammontare ridotto dei componenti negativi di reddito che hanno dato luogo alla trasformazione.

Valore della produzione netta negativo
Ai fini IRAP, è trasformata per intero in crediti d’imposta la quota di DTA iscritte in bilancio che si riferisce ai componenti negativi indicati in precedenza qualora, dalla dichiarazione IRAP, emerga un valore della produzione netta negativo determinatosi per effetto dei suddetti componenti negativi.

La trasformazione decorre dalla data di presentazione della dichiarazione IRAP in cui viene rilevato il valore della produzione netta negativo.

Liquidazione volontaria
La disciplina della trasformazione in crediti d’imposta delle DTA si applica anche ai bilanci di liquidazione volontaria ovvero relativi a società sottoposte a procedure concorsuali o di gestione delle crisi, inclusi quelli riferiti all’amministrazione straordinaria e alla liquidazione coatta amministrativa di banche e altri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia.

Nello specifico è trasformato in credito d’imposta l’intero ammontare di DTA sopra indicate qualora il bilancio finale per cessazione di attività, dovuta a liquidazione volontaria, fallimento o liquidazione coatta amministrativa, evidenzi un patrimonio netto positivo.

Il legislatore ha previsto che, alle menzionate operazioni di liquidazione volontaria, si applicano le disposizioni antielusive di cui all’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973.

10. Novità in materia di IVA (WEB TAX) (art. 1, comma 33)

Il nuovo art. 17-bis del D.P.R. n. 633/1972

È stato introdotto l’art. 17-bis nel D.P.R. n. 633/1972, che sancisce l’obbligo di munirsi di un numero di partita IVA italiano per tutti gli operatori esteri che vogliono vendere pubblicità on line in Italia a clienti soggetti passivi IVA.

La norma opera su due livelli.

Da un lato obbliga ogni soggetto passivo IVA che intende acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati on line, anche attraverso centri media e operatori terzi, ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana.

Dall’altro prevede che gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, possano essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana. Tale disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti.

Decorrenza
L’entrata in vigore del nuovo art. 17-bis, prevista inizialmente per il 1° gennaio 2014, è stata posticipata al 1° luglio 2014 dall’art. 1, comma 1, del D.L. n. 151/2013 (ancora in corso di conversione).

11. Visto di conformità per le “compensazioni orizzontali” delle imposte sui redditi e dell’IRAP

(art. 1, comma 574)
La legge di stabilità ha esteso l’obbligo del visto di conformità, già previsto ai fini IVA, anche per le compensazioni c.d. “orizzontali” dei crediti relativi alle imposte sui redditi (IRES e IRPEF), all’IRAP, nonché alle ritenute e alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito.

Per effetto delle modifiche intervenute, tutti i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sopramenzionate per un importo superiore a € 15.000, hanno l’obbligo di:

  • apporre il visto di conformità sulla dichiarazione dalla quale emerga il credito da utilizzare in compensazione; ovvero
  • far sottoscrivere la dichiarazione dal soggetto che esercita la revisione legale.

La norma in esame prevede che l’apposizione del visto di conformità, nei casi e nei modi sopra richiamati, si rende obbligatoria a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013. Pertanto, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il nuovo obbligo riguarda le dichiarazioni Modello Unico 2014 da presentare con riferimento all’annualità 2013.

Il tenore letterale delle disposizioni lascia intendere che l’obbligo di apposizione del visto non debba considerarsi preventivo rispetto all’utilizzo del credito; pertanto tale utilizzo può avvenire già da gennaio 2014, fermo restando l’obbligo di apporre successivamente il visto sulla dichiarazione da presentarsi alle ordinarie scadenze.

Si fa presente che le richiamate disposizioni si differenziano dalle previsioni già in vigore ai fini IVA, che ammettono la compensazione per importi superiori ad € 15.000 solamente a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione dotata di visto di conformità.

Si rammenta, infine, che a seguito di un altro intervento normativo (art. 9, comma 2, del D.L. n. 35/2013 convertito dalla legge n. 64/2013), a decorrere dal 2014 il limite per le compensazioni “orizzontali” è stato innalzato ad € 700.000.

12. L’Imposta Unica Comunale e la deduzione dell’IMU
(art. 1, commi 639-703, 715-716)
Presupposti impositivi e composizione della IUC
Il comma 639, art. 1, della legge di stabilità introduce l’Imposta Comunale Unica (IUC).

Presupposti impositivi della IUC sono:

  • il possesso di immobili;
  • l’erogazione e la fruizione di servizi immobiliari.

La IUC è composta da:

  • imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, riferita al primo dei presupposti di cui al punto precedente e dovuta dal possessore dell’immobile;
  • tributo per i servizi indivisibili (TASI), riferito all’erogazione ed alla fruizione di servizi immobiliari e dovuta sia dal possessore sia dall’utilizzatore dell’immobile;
  • tassa sui rifiuti (TARI), analogamente riferita all’erogazione ed alla fruizione di servizi immobiliari, ma dovuta dal solo utilizzatore dell’immobile.

IMU
La disciplina dell’IMU non ha subito modifiche da parte della legge di stabilità. Viene però espressamente previsto che la stessa non è dovuta per le abitazioni principali (ad eccezione degli immobili classificati nelle categorie A/1, A/8 e A/9).

TASI
La TASI è un tributo che grava su chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale, aree scoperte ed aree edificabili; sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili non operative e le aree comuni condominiali. Se l’immobile è occupato da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale, entrambi sono tenuti al pagamento, in maniera autonoma sulla base di una percentuale stabilita dal comune.

La base imponibile è la medesima prevista per l’IMU; l’aliquota base da applicare è pari allo 0,1%, che il comune può azzerare o aumentare, per il 2014, sino allo 0,25%. In ogni caso, la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU non può superare i limiti prefissati per la sola IMU per ciascuna tipologia di immobile.

Le modalità e le tempistiche di versamento sono stabilite dai singoli comuni, in maniera differente, ma con la previsione di almeno due rate.

TARI
La TARI riguarda gli stessi immobili e soggetti sui quali grava la TASI, purché suscettibili di produrre rifiuti solidi urbani.

Le tariffe applicabili sono stabilite da ciascun comune, sulla base dei criteri di cui al D.P.R. n. 158/1999 (copertura di tutti i costi afferenti la gestione dei rifiuti). In alternativa, la tariffa può essere commisurata alla media di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione alla tipologia di attività svolta ed al costo del servizio. Le modalità e le tempistiche di versamento sono stabilite dai singoli comuni.

Decorrenza
La IUC si applica a decorrere dal 1° gennaio 2014.

Deduzione dell’IMU dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo
È stata prevista la parziale deducibilità dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo dell’IMU relativa agli immobili strumentali (per destinazione o per natura).

È in particolare deducibile:

  • nell’esercizio in corso al 31 dicembre 2013, il 30% dell’IMU versata nel medesimo periodo d’imposta;
  • a decorrere dall’esercizio in corso al 31 dicembre 2014, il 20% dell’IMU versata nel periodo d’imposta.

La deduzione parziale dell’IMU, come sopra descritta, non opera invece ai fini dell’IRAP.

1. Tale precisazione in ordine alla decorrenza temporale deriva dal fatto che, fino al periodo di imposta 2007, non esisteva ancora il principio di "derivazione" della base imponibile IRAP dalle risultanze di bilancio, con la conseguenza che non vi erano dubbi circa la valenza delle rettifiche di transfer pricing anche ai fini IRAP.

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Fonte
CMS Italia Tax Newsletter | 20 Gennaio 2014
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Autori

La foto di Guido Zavadini
Guido Zavadini
Partner
Roma