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Decreto Ristori e COVID-19 Ulteriori misure urgenti in materia di sostegno ai lavoratori e alle imprese

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30/10/2020

Di seguito forniamo una breve panoramica sulle misure connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, adottate con decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 in materia di sostegno ai lavoratori e alle imprese.
In particolare, segnaliamo i nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, le disposizioni in materia di licenziamento ed esonero dal versamento dei contributi previdenziali per aziende che non richiedono trattamenti di cassa integrazione (art. 12 del DL Ristori).

Nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga

I datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, per una durata massima di sei settimane, nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.
Queste sei settimane costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale COVID-19.
I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020 sono imputati alle predette sei settimane.

Le sei settimane di trattamenti sono riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l'ulteriore periodo di nove settimane del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126), decorso il periodo autorizzato.
Le sei settimane sono altresì riconosciute ai datori di lavoro appartenenti ai settori per cui è stata disposta la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19.

I datori di lavoro che presentano domanda per periodi di integrazione relativi alle sei settimane versano un contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019, pari:

a)              al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai dipendenti per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell'attività lavorativa (per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%);

b)          al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell'attività lavorativa (per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato).

Il contributo addizionale non è dovuto:

  • dai datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al venti per cento,
  • dai datori di lavoro che hanno avviato l'attività di impresa successivamente al primo gennaio 2019, e
  • dai datori di lavoro appartenenti ai settori in cui è disposta la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive.

Ai fini dell'accesso alle sei settimane, il datore di lavoro deve presentare all'INPS domanda di concessione, nella quale autocertifica la sussistenza dell'eventuale riduzione del fatturato di cui sopra.
L'INPS autorizza i trattamenti e, sulla base della autocertificazione allegata alla domanda, individua l'aliquota del contributo addizionale che il datore di lavoro è tenuto a versare a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell'integrazione salariale.
In mancanza di autocertificazione, si applica l'aliquota del 18%.
Le domande di accesso ai trattamenti devono essere inoltrate all'INPS entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell'attività lavorativa.
In caso di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell'INPS, il datore di lavoro è tenuto ad inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall'adozione del provvedimento di concessione.
Trascorso inutilmente tale termine, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro.

Disposizioni in materia di licenziamento

Fino al 31 gennaio 2021 resta precluso l'avvio delle procedure di licenziamento collettivo e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell'appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Fino alla stessa data, resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo e restano altresì sospese le procedure in corso.

Le preclusioni e le sospensioni di cui sopra non si applicano nelle ipotesi di:

  • licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa, conseguenti alla liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività, nei casi non si configuri la cessione di un complesso di beni od attività che possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo di essa
  • accordo collettivo aziendale (stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale) di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

Sono altresì esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non vi sia l'esercizio provvisorio dell'impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione.
Nel caso in cui l'esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell'azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Esonero dal versamento dei contributi previdenziali per aziende che non richiedono trattamenti di cassa integrazione

In via eccezionale, ai datori di lavoro privati (con esclusione del settore agricolo) che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale di cui sopra, è riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali, per un ulteriore periodo massimo di quattro settimane, fruibili entro il 31 gennaio 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nel mese di giugno 2020.

I datori di lavoro privati che abbiano precedentemente richiesto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali, possono rinunciare per la frazione di esonero richiesto e non goduto e contestualmente presentare domanda per accedere ai trattamenti di integrazione salariale di cui sopra.
 

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Fabrizio Spagnolo
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Federico Pisani
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Gian Marco Lettieri
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